Cinquecento anni dalla nascita di Amerigo Vespucci

(Firenze 9 Marzo 1454 – Siviglia 22 Febbraio 1512)

La famiglia Vespucci approdò a Firenze dal vicino paese di Peretola alla fine del Duecento ed ebbe in Vespuccio di Spinello, immatricolato tra i vinattieri,  il suo capostipite.
Verso la metà del Trecento i Vespucci, conosciuti come le “vespe di Peretola” (dal loro stemma), avevano stabilito il loro quartier generale tra Borgognissanti e la Via Nuova (attuale Via del Porcellana) e possedevano già un discreto prestigio sociale ed economico.

Il primo illustre componente, Vespuccio di Dolcebene di Bartolo, nel 1350 fece parte del Consiglio dei Priori del Comune di Firenze; da questa data al 1524 i Vespucci conteranno tre Gonfalonieri e ventiquattro Priori, inoltre ambasciatori, commissari di guerra e cancellieri.
Le loro case erano situate in Borgognissanti, occupavano una vasta area  che si estendeva fino alla Chiesa di San Paolino. Un componente della famiglia Vespuci, Simone, per sovvenire ai bisogni dei poveri e dei pellegrini, fondò verso il 1382 lo Spedale di Santa Maria dell’Umiltà, che prese il titolo dalla adiacente Cappella della famiglia. Il piccolo Spedale diventerà l’attuale complesso di San Giovanni di Dio la cui espansione si stratificò sulle case dei Vespucci.

Tra i personaggi illustri di questa casata si ricorda Giovanni di Simone priore nel 1430, che portò a termine per la Repubblica numerosi incarichi; divenuto ambasciatore presso il re Alfonso d’Aragona, ricevette da quel monarca il privilegio del “vaso con i fiori” che fu aggiunto nel “cantone sinistro del capo” dello stemma di famiglia.

Piero di Giuliano Vespucci si distinse per le missioni come Capitano della Flotta Fiorentina, nel 1478 fu coinvolto nei disordini cittadini che seguirono la Congiura dei Pazzi; imprigionato alle Stinche fu liberato grazie alla mediazione del Duca di Calabria. In seguito al coinvolgimento di Piero e di Giorgio Antonio nella congiura contro i Medici, alcuni rami della famiglia Vespucci furono quasi del tutto emarginati dalla vita economica e politica dello stato fiorentino.
Il figlio di Piero, Marco, sposò Simonetta dei Cattaneo famosi e ricchi banchieri di Genova.
Giuliano di Lapo, ricco banchiere associato alla Compagnia dei Borromei di Bruges, che fu Console del mare (carica che occupavano spesso i Vespucci) e il primo della famiglia ad essere Gonfaloniere di Giustizia.
Il nonno del futuro navigatore, Amerigo Nastagio aveva a sua volta lasciato il borgo di Peretola per stabilirsi in Borgognissanti. Ebbe tre figli: Giorgio Antonio futuro Canonico del Duomo di Firenze, Guido Antonio frate in San Marco, e Nastagio, che diverrà notaio dei vaiai nel popolo di Santa Lucia d’Ognissanti. Quest’ultimo sposato a Lisa di Giovanni Mini, avrà cinque figli, tra i quali nel 1454 il piccolo Amerigo Matteo (il terzo della nidiata). Tutto sommato a parte qualche difficoltà economica di alcuni componenti, la numerosa famiglia era ben inserita nel contesto sociale cittadino.

Lo zio di Amerigo, Giorgio Antonio Vespucci fu uno degli uomini più dotti del suo tempo, famoso per le traduzioni delle opere classiche greche. Il giovane Amerigo apprese dallo zio il greco e il latino che gli permisero di conoscere testi originali di storia, fisica e di geometria. Egli ebbe così l’opportunità di frequentare i sapienti dell’Accademia Platonica e conoscere Paolo Dal Pozzo Toscanelli, astronomo, matematico, medico e geografo; secondo i suoi studi egli aveva calcolato la rotta più breve per raggiungere le Indie attraverso l’Oceano Atlantico navigando verso occidente.
Nel 1479 Amerigo accompagnò in qualità di segretario, Guidantonio di Giovanni di Simone (altro ramo della famiglia), inviato dai Medici come ambasciatore a Parigi; questa  presumibilmente fu l’origine dei suoi rapporti con la famiglia dominante a Firenze.
Dai Medici, di cui era diventato fiduciario, fu mandato (1491) a Siviglia dove questi avevano un Banco con Agenzia di Navigazione diretto da Giannotto Berardi i cui proventi principali erano rappresentati dal commercio degli schiavi.

Il Berardi a partire dal 1494, pur continuando a lavorare per i Medici, fu assorbito anche nell’attività di una nuova società marittima fondata insieme a Cristoforo Colombo, che provvederà all’armamento della terza spedizione del genovese.
In questa nuova società del Berardi, pur continuando a lavorare per i Medici, fu coinvolto anche Amerigo Vespucci che divenne “fattore” di Giannotto come è dimostrato dal protesto nel gennaio 1495 di una “lettera di cambio” relativa alla tratta degli schiavi.
Ma la morte del Berardi e il naufragio nello stretto di Gibilterra di quattro navi da loro organizzate per le Indie fece fallire la società, tanto che il Vespucci confiderà in seguito i suoi pensieri in una lettera a Pier Soderini: “…con sottomettersi a tanti disagi e pericoli, deliberai lasciarmi della mercantia e porre el mio fine in cosa più laudabile e ferma: che fu che mi disposi d’andare a vedere parte del mondo e le sue meraviglie”.
Fu così che iniziò la sua attività di navigatore.

Le controversie sui viaggi del Vespucci verso il nuovo mondo, due o quattro, non sono ancora risolte.
Si hanno infatti due serie di documenti. La prima serie è costituita da una lettera datata Lisbona, 4 settembre 1504, diretta al gonfaloniere Pier Soderini, a Firenze, ivi stampata nel 1505 in italiano, e da due rifacimenti in latino della stessa, più volte ristampati. In esse si parla di quattro viaggi compiuti dal Vespucci.
L’altra serie è costituita da tre lettere private inviate da Vespucci a Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici:  esse si riferiscono solo a due viaggi:
Secondo i ragionamenti esposti nel 1924 da A. Magnaghi, i soli documenti autentici sarebbero le lettere private onde i viaggi si ridurebbero a due.

A Siviglia, attraverso il contatto continuo con la gente di mare, si sviluppò ancor di più in lui il desiderio di intraprendere viaggi oceanici.
Il desiderio fu soddisfatto quando partecipò alla spedizione dell’avventuriero Alonso de Hojeda con funzioni di pilota, spedizione a cui forse contribuì personalmente, ricevendo come era diritto, il comando di una nave.
La spedizione era diretta ad Haiti.
Salpata da Cadice, nel maggio 1499, la flotta, al largo delle coste della Guaiana, si divise; due navi al comando dell’Hojeda si diressero verso nord e due al comando del Vespucci verso sud.

Vespucci raggiunse per primo il Rio delle Amazzoni; arrivando fino a 6° di latitudine Sud (Rio grande do Norte) scoprì così il Brasile prima ancora che vi mettesse piede Pedro Alvares Cabral considerato a tutti gli effetti il primo navigatore ad aver raggiunto quelle zone.
Tornato indietro, veleggiò lungo le coste del Venezuela e della Colombia forse fino alla foce del fiume Magdalena. Raggiunse Trinidad e si ricongiunse  con l’Hojeda ad Haiti, ritornando in Spagna nel 1500.
Facendo un passo indietro, quando Cristoforo Colombo ritornò dal suo primo viaggio, la Spagna fu gratificata dal papa Alessandro VI con il riconoscimento dei propri diritti sulle terre d’occidente. Questo provocò la pronta reazione del Portogallo.

Fu così che il 7 giugno 1494 Spagna e Portogallo firmarono il trattato di Tordesillas, che regolava le rispettive sfere di espansione: L’Oceano, dall’Artico all’Antartico, fu diviso da un meridiano (la rraya), distante 370 leghe dalle isole di Capoverde. Alla Spagna sarebbero toccate le terre a occidente del meridiano, al Portrogallo quelle a oriente.
Pur essondosi accorto della continuità della costa, Vespucci dopo il primo viaggio credette  come Colombo, che quella fosse terra asiatica; inoltre la terra brasiliana da lui toccata si trovava ad Est della linea segnata col trattato di Tordesillas, cioè in una zona spettante al Portogallo. Momentaneamente rinunziò così alle esplorazioni per conto della Spagna.

Passato al  servizio del re Emanuele di Portogallo compì la seconda e più importante spedizione che avrebbe dovuto raggiungere i mari dell’Asia meridionale e l’isola Taprobane (Ceylon o Sumatra secondo Tolomeo).  Salpato da Lisbona il 10 maggio 1501, dopo aver sostato alle isole del Capo Verde, raggiunse le coste brasiliane presso il capo Sant’Agostino. Scoprì la baia di Rio de Janeiro (gennaio 1502),  navigò poi fino al Rio de la Plata, del quale Vespucci è da ritenersi il primo scopritore, scendendo lungo le coste fino a un punto impecisato della Patagonia. Secondo il tedesco Valentin Ferdinands sarebbe arrivato a latitudine 52° sud, ciòè a dire fino alla Baia Grande ”…Le notte eran molto grandi…in questa regione era lo inverno…tanto el freddo che nessuno della flotta si poteva rimediare né sopportarlo”. Nel viaggio di ritorno avrebbe intravisto addirittura le isole Falkland o Malvine.

Al ritorno a Lisbona il 22 Luglio 1502 la sua impresa ebbe un’eco profonda e convinse tutti i cartografi e in prima linea lui stesso che la lunghissima costa oltre oceano non appartenesse all’Asia ma ad un nuovo continente fino ad allora sconosciuto.

Constatato che la nuova terra veniva a trovarsi nuovamente ad Ovest della linea di demarcazione, re Emanuele vietò le esplorazioni in territori spettanti di diritto alla Spagna, per cui il Vespucci ritornò al servizio di quest’ultima (1505).
Dopo essere tornato al servizio della Spagna ne ottenne la cittadinanza e la carica di Piloto Mayor. Tale carica implicava la valutazione di quei capitani che aspiravano a navigazioni d’oltremare, valutarne le capacità non solo nel navigare ma anche nel saper comporre le carte delle nuove terre e delle rotte da seguire.
Il fiorentino AmerigoVespucci, uno dei più degni fra i tanti che nella scia di Colombo affrontarono i mari alla scoperta di nuove terre, fu uomo equilibrato e prudente e di scrupolosa onestà. La critica storica, eliminando i documenti apocrifi o intenzionalmente alterati, ha posto in giusta luce la figura morale e il merito delle imprese del Vespucci.

A dissipare l’accusa ch’egli sia stato un mistificatore e usurpatore di altrui meriti sarebbe  sufficiente il decreto di nomina a Piloto Mayor conferito dal governo spagnolo, non certamente prodigo di onori ad un uomo di origine straniera, nonché la lettera scritta da Colombo al figlio Diego, datata Siviglia 5 febbraio 1505 nella quale è espressa l’ammirazione, la stima e l’amicizia del genovese verso il fiorentino.
Colombo ritenne sempre che le terre dell’America Centrale da lui scoperte fossero un prolungamento dell’Asia mentre in realtà il Vespucci, spingendosi nel basso Atlantico, individuò le coste d’un continente a sé stante che non poteva ormai in alcun modo equivocarsi con quello asiatico.
Nell’età delle scoperte il ruolo svolto da Amerigo Vespucci non è solo quello di ammiraglio o capitano, ma come Colombo e Magellano, fu cartografo e cosmografo in prima persona. L’esperienza dei  luoghi visitati, misurati e registrati nella latitudine e longitudine permise  “l’acquisizione” definitiva del territorio. I diari di bordo e le carte che aveva disegnate passarono nelle mani del nipote e seguace Giovanni, ma la maggioranza di questi documenti fu perduta.

Nella sua Cosmographiae Introductio Martino Waldseemuller propose  il nome Amerigen o America alle terre scoperte dal Vespucci. Così il nome del grande navigatore fu inserito sul planisfero da lui disegnato nel 1507, seguito da tutti i cartografi tedeschi e di tutta l’Europa. Il nome rimase al Nuovo Continente.
Amerigo Vespucci morì a Siviglia il 22 Febbraio 1512, indossando l’abito francescano, come aveva già fatto Colombo e come aveva espressamente richiesto.

Nella chiesa di Ognissanti a Firenze prima delle trasformazioni effettuate nei secoli XVII-XVIII  si trovava la Cappella Vespucci dedicata a Santa Isabella di Portogallo, fatta edificare da Simone di Piero che vi volle anche il suo sepolcro. Adesso nella parte alta del 2° altare a destra, si trova l’affresco staccato della Madonna della Misericordia di Domenico del Ghirlandaio, dove sono rappresentate tre generazioni della famiglia Vespucci protette dal manto della Madonna. Secondo alcuni studiosi il giovane paffuto sul fianco destro della Vergine sarebbe il futuro navigatore Amerigo; la giovane dalla parte opposta potrebbe essere la bella Simonetta Vespucci, che andò sposa ad un Cattaneo e fu amata da Giuliano dei Medici. Altri invece vogliono vedere Amerigo bambino, nell’angioletto in alto, che tiene il manto alla destra della Madonna.
Altri, ancora, identificano Amerigo nel giovane con l’aureola che si trova alle spalle di un religioso (lo zio Giorgio Antonio) nel sottostante affresco staccato della Pietà (sempre del Ghirlandaio).

Il ramo della famiglia al quale appartenne Amerigo si spense nel 1712.
Tuttora sono presenti i discendenti di un altro ramo, nato verso la fine del Trecento.

Enio Pecchioni

Leave a Reply

FEATURED LINKS

ADVERTISEMENT

Press&Archeos è un marchio Mediaframe, Firenze, p. iva 05886630481
Collegati - BlogNews Theme by Gabfire themes