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	<title>Press &#38; Archeos</title>
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		<title>Merlino, un mito italico</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 12:31:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Merlino, druido per antonomasia, coincidono antichi simbolismi legati alla magia maschile e ai poteri interiori dell’uomo. La sua funzione ha permesso una strategica mediazione tra cultura celtica e valori cristiani, ed è stata impiegata soprattutto in Francia e Britannia che vissero un’evangelizzazione lenta e complicata (...)]]></description>
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<p align="left"><strong><span style="color: #000000;">MERLINO, UN MITO ITALICO</span><span style="color: #000000;"><br />
<em>GROTTE, SORGENTI E SIMBOLI. L&#8217;ARCHETIPO DEL</em><br />
<em> MAGO ARTURIANO NELLA GEOGRAFIA PSICHICA D&#8217;ETRURIA</em><br />
</span></strong><span style="color: #000000; font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">di Bernardo Tavanti</span></p>
<p>ISBN 978-88-96876-26-8<br />
102 pagine <span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;"><br />
€ 9,50</span></p>
<p>In Merlino, druido per antonomasia, coincidono antichi simbolismi legati alla magia maschile e ai poteri interiori dell’uomo. La sua funzione ha permesso una strategica mediazione tra cultura celtica e valori cristiani, ed è stata impiegata soprattutto in Francia e Britannia che vissero un’evangelizzazione lenta e complicata.<br />
Al contrario, qui in Italia, la figura del mago-condottiero sembra essersi estraniata dall’immaginario collettivo, salvo per le mere fantasie indotte dal cinema e dal romanzo anglosassoni.<br />
Ma ad una più attenta analisi sui territori italici e in particolare su quelli dell’antica Etruria, l’atavico mago risulta presente nelle leggende rurali come nella toponomastica, nella letteratura come nel folklore, ricalcando personaggi e simboli che da epoca antichissima percorrono la nostra società.</p>
<p><em>Bernardo Tavanti ha scritto articoli per magazine di cultura alternativa, ed ha collaborato ad uno studio dedicato alle apparizioni di draghi nelle leggende toscane. ‘Merlino, un mito italico’ è il suo primo saggio a tematica storica.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le Naumachie nell&#8217;antica Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 12:12:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell’antica Roma si indicavano con questo termine sia particolari edifici di spettacolo, sia i combattimenti navali ( dal greco naus, nave e maxia, battaglia) che in essi si svolgevano con tanto di morti e di feriti. Benché Servio, grammatico e commentatore romano, ce ne parli a proposito della guerra punica, ricordando come i romani praticassero le naumachie alla stregua di (...)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"><!--
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<p> di Giovanni Spini</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Nell’antica Roma si indicavano con questo termine sia particolari edifici di spettacolo, sia i combattimenti navali ( dal greco </span><span style="font-size: medium;"><i>naus</i></span><span style="font-size: medium;">, nave e </span><span style="font-size: medium;"><i>maxia</i></span><span style="font-size: medium;">, battaglia) che in essi si svolgevano con tanto di morti e di feriti.<br />
Benché Servio, grammatico e commentatore romano, ce ne parli a proposito della guerra punica, ricordando come i romani praticassero le naumachie alla stregua di esercitazioni militari in preparazione degli scontri con Cartagine, la più antica testimonianza attendibile relativa a questo tipo di spettacolo è data da Svetonio a proposito delle celebrazioni tenute da Cesare in occasione del suo quadruplice trionfo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Tra l’agosto e il settembre del 46 a.C., Cesare celebrò quattro trionfi, uno per ciascuna campagna militare che aveva portato a termine con successo: quella di Gallia, quella in Egitto, quella nel Ponto e quella in Africa. In ciascuna occasione il generale, vestito di abiti di porpora, percorse sul carro trionfale la Via Sacra, mentre dietro di lui scorrevano i legionari, il bottino e i prigionieri. I soldati in particolare, durante la processione, declamavano versi di lode e scherno (</span><span style="font-size: medium;"><i>carmen triumphale</i></span><span style="font-size: medium;">) nei confronti di Cesare, ora prendendone in giro i costumi sessuali ora celebrandone le storie, con il cartello che recava la scritta </span><span style="font-size: medium;"><i>Veni, vidi, vici</i></span><span style="font-size: medium;">, riferito alla fulminea vittoria nel Ponto.</span></p>
<p><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/05/nauma.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2283" alt="nauma" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/05/nauma.jpg" width="395" height="187" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Particolarmente suggestiva fu la celebrazione della vittoria sui Galli, durante la quale Cesare salì sul Campidoglio sfilando tra quaranta elefanti che reggevano dei candelabri. Ad ornare il corteo, in quell’occasione, ci fu Vercingetorige che, catturato da Cesare ad Alesia, in Francia, era da cinque anni rinchiuso in prigione; terminata la celebrazione fu subito strangolato.<br />
In occasione dei </span><span style="font-family: Calibri,serif;"><span style="font-size: medium;">trionfi</span></span><span style="font-size: medium;">, Cesare offrì agli abitanti di Roma rappresentazioni teatrali, corse, giochi di atletica, lotte tra gladiatori e ricostruzioni di combattimenti terrestri e navali, e organizzò dei banchetti ai quali presero parte oltre duecentomila persone. Utilizzando i bottini delle varie campagne, che ammontavano a oltre 600mila sesterzi, poté finalmente elargire le somme di denaro che aveva da tempo promesso al popolo e ai legionari: ogni abitante dell’Urbe beneficiò di 75 denari, a cui se ne andarono ad aggiungere altri 25 come indennizzo per il ritardo della consegna dei denari stessi; ogni legionario, invece, ricevette 24mila sesterzi e un lotto di terra. Cesare, infine, annullò le pigioni che ammontavano, a Roma, a meno di 1000 sesterzi, e quelle che ammontavano, in tutto il resto d’Italia, a meno di 500. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La naumachia di Cesare, situata secondo alcuni in Campo Marzio, località minore Codeta, secondo altri presso il tempio della dea Fortuna in Trastevere, fu uno spettacolo che vide impegnati circa 6mila uomini fra rematori e combattenti delle due flotte nemiche siriana ed egiziana. La fossa che ospitò la battaglia venne scavata fino a una profondità di 11/12 mt in modo da consentire all’acqua di filtrare dal terreno. Non potendo essere svuotata, fu colmata e spianata nel 43 a.C.<br />
Si sa che il popolo rimproverò Cesare dello sperpero di tanto denaro proveniente soprattutto dalle onerose tasse imposte dal dittatore, fu quindi probabilmente per ragioni economiche ed anche igieniche, dovute al prolungato ristagno delle acque, che questo genere di edifici non ebbe la stessa fortuna degli altri destinati al pubblico divertimento e ne esistono scarse tracce, riscontrabili quasi unicamente attraverso le testimonianze letterarie che ad essi si riferiscono. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Di particolare rilievo è l’iscrizione ancirana (da </span><span style="font-size: medium;"><i>Ancira</i></span><span style="font-size: medium;">, l’odierna Ankara) delle </span><span style="font-size: medium;"><i>Res gestae</i></span><span style="font-size: medium;"> di Augusto: “</span><span style="font-size: medium;"><i>…Offresi al popolo uno spettacolo di battaglia navale oltre il Tevere, in un luogo ove è adesso il bosco dei Cesari, dopo avervi fatto scavare in profondità </i></span><span style="font-size: medium;">(lunghezza)</span><span style="font-size: medium;"><i> per 1800 piedi (533 mt) e in larghezza per 1200 piedi (355 mt). In questo luogo impegnarono fra di loro la lotta trenta navi rostrate e biremi, e ancor di più di quelle più piccole. Combatterono in queste flotte, oltre agli uomini delle ciurme, circa 3000 uomini.</i></span><span style="font-size: medium;">” Queste poche righe scritte dall’imperatore già ci offrono un’idea abbastanza precisa su questo genere inconsueto di spettacolo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Augusto, da abile politico, senza badare a spese, distribuiva “</span><span style="font-size: medium;"><i>panem et circenses</i></span><span style="font-size: medium;">”, facendo combattere fra loro piccole flotte o riproducendo in miniatura autentiche battaglie navali. Si deve a lui, quindi, la costruzione del primo edificio apposito per questo tipo di spettacolo, dotandolo addirittura di un acquedotto, l’Alsietino, creato appositamente, che dal lago di Martignano, dopo un percorso di 33 km, giungeva in Trastevere nell’area di S. Cosimato scaricando 180 litri d’acqua al secondo. Fu inaugurato nel 2 a.C. per solennizzare la dedica del tempio di Marte Ultore e vi rappresentò la battaglia di Salamina. Questa naumachia rimase funzionante fino al III sec. d.C. Sempre Augusto, nel Circo Flaminio, offrì delle caccie d’acqua nel corso delle quali furono uccisi ben 36 coccodrilli.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Rimanendo nell’ambito dell’Urbe, un’altra importante naumachia fu quella Vaticana. Sorgeva in Trastevere, fra Castel Sant’Angelo e S. Pietro. Secondo alcuni fu la naumachia di Domiziano, completata da Traiano che la dedicò nel 109 d.C. ai Fasti Ostiensi.<br />
Vi furono altre due probabili naumachie dopo quelle certe di Cesare e Augusto: quella di Caligola e quella di Domiziano. La prima pare fosse situata in Campo Marzio dove, approfittando della vicinanza dello speco dell’Acqua Vergine, si sfruttò l’impianto dei </span><span style="font-size: medium;"><i>Saepta Julia</i></span><span style="font-size: medium;"> (una specie di grande recinto di 300 x 120 mt, usato per i comizi, poi per le adunanze del Senato e le assemblee popolari) per gli spettacoli naumachiarii. La seconda, forse anch’essa in Campo Marzio, fu costruita per celebrare il trionfo sui Daci. La sua posizione è molto incerta e scarsamente attendibile, anche se diverse piante, a partire dal 1500, la riportano in questo luogo. Secondo alcuni è da collocare presso Piazza di Spagna, dove ancora nell’anno 1000 esisteva uno stagno che i monaci di S. Silvestro in Capite affittavano per la pesca. Secondo altri, come abbiamo detto sopra, in Vaticano. I suoi marmi furono adoperati per restaurare il Circo Massimo. Domiziano aveva già dato spettacoli simili allagando l’area del Colosseo. Pare che anche Tito, nel 80, abbia inondato il Colosseo riproducendo una battaglia fra Corciresi e Corinzi. Ma come vedremo più avanti, le naumachie nel più famoso anfiteatro del mondo sono assai dubbie.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/05/800px-La_naumaquia-Ulpiano_Checa.jpg"><img class="size-full wp-image-2281 aligncenter" alt="Le Naumachie antiche" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/05/800px-La_naumaquia-Ulpiano_Checa.jpg" width="364" height="254" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><br />
In realtà sappiamo ben poco di questo genere di spettacolo e, per quanto finora conosciamo, edifici appositi furono innalzati solo a Roma, se si eccettua quello ritrovato recentemente a Taormina e un probabile avanzo di naumachia venuto alla luce a Gerasa (attuale Gerash-Amman) nei pressi del teatro settentrionale. A Roma erano scelte a questo scopo zone pianeggianti prossime al Tevere, in cui si ricavava il profondo bacino destinato ad accogliere la quantità d’acqua indispensabile per lo svolgimento delle battaglie navali. Lo scavo doveva necessariamente essere molto profondo e ci appare simile a voragine nel caso della già citata naumachia di Cesare per la quale Svetonio adopera appropriatamente l’espressione “</span><span style="font-size: medium;"><i>in morem cochleae</i></span><span style="font-size: medium;">”, dove cochleae indicherebbe l’andamento a spirale delle gradinate dovuto alla notevole profondità dello scavo, indispensabile per raggiungere le acque del Tevere. Da Augusto in poi, l’acqua immessa nelle naumachie fu anche quella degli acquedotti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Una volta terminato lo spettacolo, questa grande massa d’acqua era fatta defluire nel fiume tramite una apposita rete di cunicoli, qualcuno dei quali è stato ritrovato. Secondo quanto ci dice Marziale (</span><span style="font-size: medium;"><i>De Spect</i></span><span style="font-size: medium;">. 24), pare addirittura che lo svuotamento di un tale volume d’acqua avvenisse molto rapidamente, in maniera che gli spettatori che avevano da poco terminato di assistere ai combattimenti di biremi e triremi, potessero godere di altri generi di spettacoli, quali </span><span style="font-size: medium;"><i>venationes</i></span><span style="font-size: medium;"> e giochi gladiatori.<br />
Sicuramente questi edifici dovevano essere dotati di banchine e di diversi ordini di gradinate per gli spettatori. Accessorio indispensabile era poi il grosso canale navigabile che permetteva l’accesso al bacino naumachiario delle navi partecipanti che risalivano il Tevere. A questo proposito Cassio Dione (LXI, 20) ci racconta che Nerone, dopo aver partecipato al festino offerto al popolo nella naumachia (fatta costruire da Augusto), in occasione delle Juvenalia (feste celebrate dai collegi dei giovani romani) del 59, verso mezzanotte se ne andò a casa usando il canale esistente presso il Tevere: “…</span><span style="font-size: medium;"><i>Inde media nocte per fossam in Tiberim navigavit</i></span><span style="font-size: medium;">”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Onde evitare che la presenza del canale fosse di ostacolo per la libera circolazione lungo la riva del fiume, venne creato un ponte mobile (Plinio, </span><span style="font-size: medium;"><i>N.H.</i></span><span style="font-size: medium;"> XVI, 190-200) che poteva essere alzato ogni volta che ce ne fosse la necessità. Questo ponte era costruito in legno e fu rifatto all’epoca di Tiberio, usando unicamente legname di larice proveniente dalla Rezia.<br />
Ma chi erano i protagonisti di questi eccentrici spettacoli? Similmente ad altri giochi cruenti in cui nessuna finzione era ammessa, gli uomini che prendevano parte alle naumachie erano schiavi, prigionieri di guerra, o criminali comuni già condannati a morte. Si può immaginare l’entusiasmo e lo stupore degli spettatori alla vista di queste navi disposte in formazione di battaglia e delle loro pittoresche ciurme indossanti i costumi e le armature tipiche della nazioni in lotta che rappresentavano! Negli stessi spettacoli erano anche mostrati animali esotici sconosciuti alla maggioranza degli abitanti di Roma, quali coccodrilli, ippopotami, rinoceronti, nonchè balletti acquatici di presunte Nereidi e Tritoni. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Le naumachie non furono rappresentate unicamente negli omonimi edifici, ma a volte anche nei circhi, negli anfiteatri e nei teatri. Spesso, nelle città dell’Impero che erano sprovviste di edifici idonei a questo tipo di spettacolo, fu utilizzato l’emiciclo dell’orchestra teatrale, opportunamente trasformato in vasca per la rappresentazione di caccie d’acqua e </span><span style="font-size: medium;"><i>tetimimi</i></span><span style="font-size: medium;">, una sorta di esibizioni acquatiche di mimi. Le </span><span style="font-size: medium;"><i>colimbetre</i></span><span style="font-size: medium;">, cioè le orchestre modificate, si possono riscontrare ad Atene, Corinto, Argo, Siracusa, Ostia ecc.<br />
Per quanto riguarda gli anfiteatri, Cassio Dione e Marziale ci parlano di naumachie avvenute nel Colosseo sotto Nerone e Tito, ma non ci forniscono informazioni sulle modalità di funzionamento del flusso e deflusso delle acque, essendo l’edificio adibito anche e soprattutto ai giochi gladiatori. E nemmeno gli archeologi hanno trovato prove che confermino tali affermazioni, mentre è certo che l’arena di Verona e quella di Merida, in Spagna, ospitavano giochi d’acqua, ma non naumachie, essendo i bacini troppo poco profondi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La fossa centrale dell’anfiteatro di Verona era collegata a due condutture assiali. La galleria ovest ad un acquedotto, mente quella est, più profonda, era destinata al deflusso nell’Adige. Il bacino di Merida era ancora meno profondo di quello di Verona, avendo un’altezza di soli 1,5 mt, assolutamente non sufficiente ad ospitare navi, inoltre, misurava appena 18,5 mt di lunghezza x 3,7 mt di larghezza.<br />
Al di fuori degli edifici appositi o modificati, si sa che Sesto Pompeo, nel 40 a.C., diede una naumachia di prigionieri di guerra in mare, e precisamente nello stretto di Messina.</span></p>
<p>Ma la più grandiosa battaglia navale fu tenuta nel 52 d.C. da Claudio sul lago del Fucino, per celebrare il termine dei lavori di costruzione dell’emissario del Liri. La galleria, che funzionò fino al IV secolo, doveva operare la bonifica del luogo. L’inizio dei combattimenti fra Rodiesi e Siciliani fu dato dal suono di una bucina tenuta da un enorme Tritone argenteo sorto, per mezzo di un congegno speciale, dalle acque del lago. Ma vediamo cosa racconta Tacito (<span style="font-size: medium;"><i>Annal</i></span><span style="font-size: medium;">. 1,XIII) a tal proposito. La descrizione meraviglia e stupisce, come genere di spettacolo, anche noi: “…</span><span style="font-size: medium;"><i>Per tal cosa egli armò molte triremi e quadriremi con 19mila uomini, circondando con navi la periferia destinata allo spettacolo per togliere ai combattenti ogni modo di sfuggirne: con tutto ciò abbracciò lo spazio per costringere i remiganti delle navi alle arti tutte, ed agli assalti navali come nelle battaglie costumansi. In esse navi, le compagnie e i manipoli delle coorti pretoriane eranvi collocate, tenendo avanti di loro i ripari nei quali erano disposte macchine da guerra, catapulte e balliste. Il rimanente del lago veniva sorvegliato da soldati di marina disposti su navi coperte. Una immensa moltitudine accorsavi dai vicini municipi e dalla stessa Roma, chi per il desiderio di vedere, e chi per corteggiare l’imperatore, occupò a guisa di teatro le alture delle rive, delle colline e dei monti. Egli (Claudio), ornato di nobile veste imperiale, standogli al fianco Agrippina in clamide tessuto d’oro, vi assisteva. Benchè tra delinquenti si combattesse, nonostante pugnarono da uomini generosi, e solo dopo molte uccisioni e ferimenti, ai superstiti fu concessa la vita</i></span><span style="font-size: medium;">”. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Anche Svetonio descrive la naumachia di Claudio, svelandoci un particolare che è sempre stato prerogativa dei gladiatori nelle arene; fu infatti solo in quell’occasione che i combattenti, prima della battaglia, pronunciarono la famosa frase “</span><span style="font-size: medium;"><i>morituri te salutant</i></span><span style="font-size: medium;">”, parole che furono poi tradizionalmente, ma erroneamente attribuite, come abbiamo detto, ai gladiatori. Del resto, se vogliamo, anch’essi erano gladiatori</span><span style="font-size: medium;"><i> d’acqua</i></span><span style="font-size: medium;">.<br />
L’introduzione di nuove tecnologie portò inizialmente ad un incremento delle naumachie; delle circa venti che sono state rappresentate iconograficamente, quasi tutte appartengono all’epoca di Nerone e dei Flavi. Dopodichè scompaiono quasi del tutto. Fa eccezione quella di Traiano nel 109, perché scavi archeologici hanno effettivamente trovato nel territorio tra S. Pietro e Castel S. Angelo, la presenza di una costruzione con gradinate e tribune scoperte, la cui superficie era circa un sesto di quella della naumachia di Augusto. Inoltre, la presenza ancora nel medioevo dei toponimi “Naumachia” e “Dalmachia” nel luogo, ci attesta che vi si tenevano sicuramente spettacoli, anche se di portata molto limitata rispetto alle grandiose battaglie navali precedenti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La caduta dell’impero romano non determinò, tuttavia, la fine totale di questo genere d’intrattenimento cruento. Si sa per certo che si tennero naumachie nel 1550 a Rouen per il re Enrico II di Francia e nel 1807 a Milano per l’imperatore Napoleone Bonaparte.<br />
Infine, ma di tutt’altro genere, una naumachia incruenta fu offerta al popolo da papa Alessandro VII il I° giugno 1656, riproducendo un combattimento tra feluche e bombarde nel lago di Castel Gandolfo.</span></p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><i>G. Spini</i></span></p>
<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/05/ad06871_010a.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2282" alt="ad06871_010a" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/05/ad06871_010a.jpg" width="392" height="280" /></a></p>
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		<title>Le Chiocce d&#8217;oro e la Crisofauna d&#8217;Etruria</title>
		<link>http://www.e-archeos.com/libri/le-chiocce-doro-e-la-crisofauna-detruria.html</link>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 12:14:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le Chiocce d’oro sono tra le più diffuse e al contempo enigmatiche creazioni dell’immaginario popolare. Numerose leggende le vogliono nascoste in antichi sotterranei e custodite da sinistri guardiani: in molti avranno sentito parlare, da qualche anziano, di tesori del genere trovati nelle campagne e di fortunati che avrebbero 'cambiato vita' dopo la loro scoperta (...)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2275" class="wp-caption aligncenter" style="width: 355px"><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/05/cop_PAG_chiocce-oro.gif"><img class="size-full wp-image-2275" alt="Le Chiocce d'oro" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/05/cop_PAG_chiocce-oro.gif" width="345" height="451" /></a><p class="wp-caption-text">Le Chiocce d&#8217;oro</p></div>
<p align="left"><span style="color: #000000;">LE CHIOCCE D&#8217;ORO</span><span style="color: #000000;"><br />
CRISOFAUNA E TESORI ANIMATI<br />
NELLA TERRA DELLE ECCELLENZE ETRUSCHE<br />
</span><span style="color: #000000; font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;">di Daniela Braccini, Giovanni Spini, Enio Pecchioni</span></p>
<p>ISBN 978-88-96876-25-1<br />
120 pagine <span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;"><br />
€ 9,80</span></p>
<p>Le Chiocce d’oro sono tra le più diffuse e al contempo enigmatiche creazioni dell’immaginario popolare. Numerose leggende le vogliono nascoste in antichi sotterranei e custodite da sinistri guardiani: in molti avranno sentito parlare, da qualche anziano, di tesori del genere trovati nelle campagne e di fortunati che avrebbero &#8216;cambiato vita&#8217; dopo la loro scoperta. Ma al di là delle comuni dicerie, in questi racconti esiste senz’altro un più complesso substrato simbolico, legato da un lato al mondo matriarcale e dall&#8217;altro a quello dell’oltretomba.<br />
Per comprendere il valore antropologico delle Chiocce d&#8217;oro abbiamo ritenuto opportuno contestualizzarle nel variegato sistema della crisofauna: il mondo onirico di tutti quegli animali fatti d&#8217;oro e pur misteriosamente animati. Da tale prospettiva la narrazione delle singole leggende toscane, svolta minuziosamente dagli autori di questo libro, acquisterà una coerenza e una validità sorprendenti.</p>
<p><em>Daniela Braccini, Enio Pecchioni e Giovanni Spini sono autori di vari testi di ricerca storico antropologica. Braccini ha pubblicato per Press &amp; Archeos ‘Quando Halloween non c‘era e la paura era una cosa seria’. Pecchioni e Spini hanno firmato insieme ‘Firenze Etrusca’ e numerosi articoli su periodici e siti internet.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vasco Pratolini, centenario della nascita</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 17:27:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pratolini nacque a Firenze il 19 Ottobre 1913. Il padre, cameriere di caffè, due anni dopo la nascita parte per la guerra ritornando poi ferito; la mamma che faceva la sarta, muore nel 1918 in seguito a complicazioni nel dare alla luce il fratello Dante (in seguito chiamato Ferruccio). Dopo qualche tempo il babbo si risposa ma Vasco resta ad abitare con i nonni in Via de’ Magazzini; dopo la morte del nonno, in Via del Corno. Qui, in quello che sarà il microcosmo di alcune delle sue opere, nella stradina sempre in ombra che si apre alle spalle di Palazzo Vecchio, lui e la nonna vivono in solitudine un’esistenza di miseria (...)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/pratolini2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2247" alt="pratolini2" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/pratolini2.jpg" width="130" height="141" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Pratolini nacque a Firenze il 19 Ottobre 1913. Il padre, cameriere di caffè, due anni dopo la nascita del figlio parte per la guerra, ritornando poi ferito; la mamma, che faceva la sarta, muore nel 1918 in seguito a complicazioni nel dare alla luce il fratello Dante (in seguito chiamato Ferruccio). Dopo qualche tempo il babbo si risposa ma Vasco resta ad abitare con i nonni in Via de’ Magazzini; dopo la morte del nonno, in Via del Corno.<br />
Qui, in quello che sarà il microcosmo di alcune delle sue opere, nella stradina sempre in ombra che si apre alle spalle di Palazzo Vecchio, lui e la nonna vivono in solitudine un’esistenza di miseria.</p>
<p style="text-align: justify;">A dodici anni Vasco comincia a lavorare. Fa il garzone di bottega, il venditore di caramelle nei cinema, il fattorino d’albergo, l’impiegato dell’agenzia italiana di un sapone di Marsiglia, il tipografo e l’operaio di fabbrica.<br />
Divora tutto quanto sia possibile studiando da autodidatta, cresce nell’amicizia di Ottone Rosai e di Romano Bilenchi, si documenta instancabilmente, senza pensare a nutrirsi. Dalla primavera del ’35 all’autunno del ’36 la tubercolosi lo costringe a due lunghi periodi in sanatorio in alta Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra il 1932 e il 1939 collabora al periodico fiorentino “Il Bargello” (organo dei giovani fascisti), partecipa poi a Letteratura con il racconto “Prima vita di Sapienza”e a l’Incontro; nel 1938 fonda insieme al poeta Alfonso Gatto la rivista “Campo di Marte”. Tra le due degenze in sanatorio, Elio Vittorini, lo apre a nuove letture e lo coinvolge nel comunismo, spingendolo a collaborare al leggendario “Politecnico”.<strong></strong></p>
<p><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/Campo-di-Marte.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2248" alt="Campo di Marte" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/Campo-di-Marte-743x1024.jpg" width="227" height="312" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le esperienze nelle riviste fiorentine si dedica alla narrativa. Nacquono così Il tappeto verde (1941), Via de’ Magazzini, Le amiche, riuniti poi con altri in Diario Sentimentale, che rievocano in chiave più o meno autobiografica, l’umile Firenze della sua giovinezza popolana, ricordi marcati di caldo interesse per i poveri e per la loro vita nell’ambito della città e del quartiere.<br />
Prstolini partecipa alla Resistenza e nel dopoguerra è giornalista a Milano. Nominato insegnante negli istituti d’arte per qualche tempo lavora a Torino e Napoli. Nel 1951 si trasferisce a Roma con la famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Cronaca familiare, 1947 e Diario sentimentale, 1957 che raccoglie scritti del periodo 1935-43, scandiscono anch’essi i tempi della sua fanciullezza ed esprimono una delicata confessione per la morte del fratello, ritraendo figure femminili con la tenera arrendevolezza di chi ha sofferto le carenze affettive dell’infanzia.<br />
Il Quartiere (1943) affronta in un contesto corale il formarsi della coscienza politica di individui appartenenti a nuclei del sottoproletariato urbano; il raggiunto realismo obiettivo della rappresentazione consentirà allo scrittore di riprodurre in allegra chiave satirica la vitalità elementare e perciò labile di Le ragazze di SanFrediano (1948) (si dice tutte modelle dell’amico Pietro Annigoni); di sapere osservare con rigore morale gli errori ideologici di Un eroe del nostro tempo (1947), e si esprimerà compiutamente in Cronache di poveri amanti (1946): le voci, i canti, le imprecazioni, il grido dei venditori di povere cose, le speranze che si “affacciano” dalle persiane sconnesse, sono i “personaggi” del repertorio pratoliniano.</p>
<p><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/cronache-di-poveri-amanti.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2249" alt="cronache di poveri amanti" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/cronache-di-poveri-amanti-643x1024.jpg" width="216" height="343" /></a></p>
<p><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/Un-eroe-del-nostro-tempo.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2250" alt="Un eroe del nostro tempo" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/Un-eroe-del-nostro-tempo-597x1024.jpg" width="207" height="352" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Questi personaggi che nell’ambiguità delle esperienze sentimentali e nella durezza della loro condizione sociale imparano a conquistarsi dietro le barricate, insieme all’aria e al sole (dal finale del Il Quartiere) anche la libertà contro la violenza dello squadrismo fascista.<br />
La perfetta tecnica narrativa di questo periodo è dovuta all’apporto di certe consonanze stilistiche e tematiche acquisite dallo scrittore francese Charles-Louis Philippe, di cui Pratolini, nel 1944, aveva tradotto Bubu de Montparnasse.</p>
<p style="text-align: justify;">Metello (terminato nel 1952 e pubblicato nel 1955), primo valido romanzo della trilogia Una storia italiana, che si completa con Lo scialo (1960) e Allegoria e derisione (1966), provoca al suo apparire vivaci polemiche e utili messe a punto sui problemi del “neorealismo”. In questo ciclo autonomo di narrazioni Firenze è il microcosmo emblematico in cui si muovono personaggi del popolo e della borghesia, attori e vittime di eventi storici, di crisi sentimentali e ideologiche, di ossessioni e anomalie sessuali, che Pratolini scandaglia con sottigliezza e con dolente affettuosa comprensione, soprattutto per certi aspetti introversi della psicologia femminile.</p>
<p><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/Pratolini-1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2251" alt="Pratolini  1" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/Pratolini-1-695x1024.jpg" width="231" height="340" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il “rifredino” La costanza dellaragione (1963), sembrava interrompere il motivo intessuto di cronaca e storia ideato per la trilogia, con un ritorno ai fantasmi dell’adolescenza e alla ricomposizione di paesaggi fiorentini cari a Pratolini, mentre invece stavano maturando, con ansia metafisica e con una riscoperta vocazione dell’ermetismo le pagine di Allegoria e derisione (1966).<br />
Oltre a esperimenti di teatro (La domenica della povera gente, 1952; Lungo viaggio di Natale, 1954), Pratolini ha dedicato a Firenze sentite note di poesia in La città ha i miei trent’anni (1967); per terminare con l’ultima uscita, frammenti di versi del Mannello di Natascia (1985).</p>
<p style="text-align: justify;">Un eroe del nostro tempo del 1947, Mestiere divagabondo e le prose de Il miocuore a ponte Milvio, sono pagine di minor impegno ma sempre significative.<br />
Pratolini non è stato soltanto “oggetto di cinema”, nel senso che alcuni tra i suoi romanzi più fortunati sono stati trasportati sullo schermo, ma anche un autore “di cinema”, sia come sceneggiatore sia come soggettista. Scrisse la sceneggiatura del film Paisà di Roberto Rossellini dove tra l’altro è descritta una pagina memorabile della storia di Firenze durante la Liberazione del 1944; partecipò alla sceneggiatura di Rocco e i suoi fratelli di Visconti.<br />
Quando i registi utilizzavano le sue opere, non sbagliavano mai, infatti, con Cronaca Familiare Zurlini vinse al Festival di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Pratolini condivise l’impegno politico dentro o accanto ai democratici di sinistra: amò con infantile passione gli sport più popolari; sono leggendarie le sue cronache sui quotidiani insieme al poeta Alfonso Gatto, di alcuni eroici Giri d’Italia; infatti, fu anche eccellente giornalista a “Il Nuovo Corriere” di Romano Bilenchi.<br />
Definito “Lo scrittore della simpatia umana” da Geno Pampaloni, scrittore “populista” da Asor Rosa, fu un raccontatore disinvolto, capace di cucire storie importanti sulle piccole cose d’ogni giorno. Lo scrittore Pratolini è stato un personaggio che ha rappresentato la sua città e il suo tempo come forse nessun altro nel panorama novecentesco, quello scorcio del novecento durante il quale Firenze dominava sulla cultura italiana, prima di abdicare su tutto e sprofondare quasi nell’indifferenza, se non ci fossero il turismo, le sfilate di Pitti e l’ultimo slancio di Matteo Renzi.</p>
<p><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/Letteratura.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2253" alt="Letteratura" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/Letteratura-743x1024.jpg" width="219" height="301" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A Pratolini non fu assegnato il premio Nobel per la letteratura, forse perché i suoi detrattori fecero pesare i suoi travagli per il passaggio dal fascismo al comunismo. Per queste vicende lo scrittore pagò i piccoli compromessi con la politica, che uno scrittore che doveva lavorare per vivere era costretto ad accettare.<br />
Vasco Pratolini, ci ha lasciato di Firenze un ritratto che poche altre città dell’Italia contemporanea possiedono.<br />
Pratolini è morto a Roma il 12 Gennaio 1991; la camera ardente fu allestita in Campidoglio, quindi la salma fu portata a Firenze e tumulata nel cimitero delle Porte Sante.<br />
Vasco Pratolini rimane il più grande scrittore fiorentino degli ultimi due secoli e merita dunque di essere riproposto alle nuove generazioni.<br />
Purtroppo in questi tempi digitali, e un po&#8217; alla Dan Brown, pochi, specialmente tra i giovani, lo conoscono e il nome <em>Metello</em> è diventato una rarità in riva all’Arno&#8230;</p>
<p><em>Enio Pecchioni</em></p>
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		<title>I Gladiatori di Arthur Koestler</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 22:48:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I GLADIATORI
di Arthur Koestler
Mondadori, aprile 1959
traduzione di Giorgio Monicelli]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/IMG_2126.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2237" alt="Gladiatori Koestler" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/IMG_2126.jpg" width="420" height="280" /></a></p>
<p><strong>I GLADIATORI</strong><br />
di Arthur Koestler</p>
<p>Mondadori, aprile 1959<br />
traduzione di Giorgio Monicelli</p>
<p>Buono stato.</p>
<p>€ 9,98</p>
<p>+ spedizione:<br />
€7,00 per il contrassegno<br />
€3,00 per pagamenti anticitati (bonifico, paypal, postapay)</p>
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320 0844343 &#8211; 055 5270258</p>
<p><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/IMG_2127.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2238" alt="IMG_2127" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/IMG_2127.jpg" width="392" height="261" /></a></p>
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		<title>Il Ponte, rivista di politica e letteratura</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 22:38:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[IL PONTE RIVISTA MENSILE DI POLITICA E LETTERATURA
Anno V, n. 8-9
diretta da Pietro Calamandrei]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/IMG_2134.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2232" alt="Il Ponte Anno V n. 8-9" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/IMG_2134.jpg" width="433" height="287" /></a></strong></p>
<p><strong>IL PONTE RIVISTA MENSILE DI POLITICA E LETTERATURA</strong><br />
Anno V, n. 8-9<br />
diretta da Pietro Calamandrei</p>
<p>Agosto-Settembre 1949</p>
<p>Buono stato, vista l&#8217;età.<br />
Riprezzatura a penna sul retro.</p>
<p>€ 14,88</p>
<p>+ spedizione:<br />
€7,00 per il contrassegno<br />
€3,00 per pagamenti anticitati (bonifico, paypal, postapay)</p>
<p>per acquisto e informazioni contattare:<br />
<a href="mailto:%20info@mediaframe.it">info@mediaframe.it</a><br />
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<p><a href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/IMG_2135.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2233" alt="IMG_2135" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/03/IMG_2135.jpg" width="466" height="310" /></a></p>
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		<title>Albino Luciani Corso di esercizi spirituali</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 14:39:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ALBINO LUCIANI Il Buon Samaritano - Corso di esercizi spirituali]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/IMG_1718pa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2222" title="albino-luciani" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/IMG_1718pa.jpg" alt="" width="425" height="283" /></a></p>
<p><strong>ALBINO LUCIANI</strong><br />
Il Buon Samaritano &#8211; Corso di esercizi spirituali</p>
<p>Edizioni F.M.C. Grafiche Messaggero di S. Antonio<br />
1980<br />
A cura di Giordano Tollardo</p>
<p>La copia, proveniente da uno stock, è appartenuta alla Biblioteca del Seminario Vescovile di Cremona.</p>
<p>Condizioni buone, salvo lieve usura della copertina.</p>
<p>€ 14,50</p>
<p>+ spedizione:<br />
€7,00 per il contrassegno<br />
€3,00 per pagamenti anticitati (bonifico, paypal, postapay)</p>
<p>per acquisto e informazioni contattare:<br />
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320 0844343 &#8211; 055 5270258</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/IMG_1719pa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2223" title="IMG_1719pa" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/IMG_1719pa.jpg" alt="" width="397" height="264" /></a></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/IMG_1720pa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2224" title="IMG_1720pa" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/IMG_1720pa.jpg" alt="" width="379" height="252" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La decadenza della Divinazione</title>
		<link>http://www.e-archeos.com/articoli/la-decadenza-della-divinazione-e-il-passaggio-alla-scienza-medica.html</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Jan 2013 10:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[storia della divinazione]]></category>

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		<description><![CDATA[(...) Le complicate ed ampollose manifestazioni degli addetti alla divinazione nei tre rami principali dell’Etrusca Disciplina, suscitarono negli spiriti meno soggetti ad antichi pregiudizi e più consapevolmente fiduciosi nell’umano progresso, non poca incredulità. Ad esempio quando, ai tempi di Cesare, i sacerdoti asserirono di aver trovato un magnifico vitello, vittima sacra in una solenne cerimonia, privo di cuore (...)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Di Enio Pecchioni e Giovanni Spini</span></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Abbiamo già trattato in altri articoli (vedi in particolare Grillo Fiorentino n.7 e 9, 2002), dell’arte divinatoria del popolo etrusco e di come i romani tenessero in grande considerazione i sacerdoti preposti a questa disciplina. Ciononostante non mancarono aspre critiche, dovute in parte al proliferare di ciarlatani che si spacciavano per indovini. La crisi di reclutamento degli aruspici che affliggeva le classi alte è, infatti, atttestata dal discredito nel quale era scivolato ciò che all’origine era un sacerdozio e che era divenuta una professione sordida. A misura che diminuiva il numero degli aruspici qualificati, aumentava la folla degli indovini da villaggio, che sfruttava la credulità dei gonzi. Plauto e Pomponio non hanno che sarcasmi per questi ciarlatani e Catone, preoccupato del buon ordine della sua proprietà rurale, ne impedì l’accesso agli aruspici, auguri, dicitori di buona fortuna e astrologhi”.*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Le complicate ed ampollose manifestazioni degli addetti alla divinazione nei tre rami principali dell’Etrusca Disciplina, suscitarono negli spiriti meno soggetti ad antichi pregiudizi e più consapevolmente fiduciosi nell’umano progresso, non poca incredulità. Ad esempio quando, ai tempi di Cesare, i sacerdoti asserirono di aver trovato un magnifico vitello, vittima sacra in una solenne cerimonia, privo di cuore. All’incredulità si aggiungeva talvolta anche il dileggio; Catone, come abbiamo visto, fu particolarmente scettico e caustico verso i vaticini espressi dalla casta sacerdotale. Cicerone dichiarò che una serie di divinazioni, </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>quam multa luserant</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, si erano dimostrate fasulle, aggiungendo di non poter trovare alcun nesso tra gli umani avvenimenti e le viscere di una pecora. Asserzione non priva di un certo coraggio da parte di chi, tra le varie cariche, era stato anche Augure. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/Specchio-etrusco-con-laruspice-Chalcas-che-esamina-un-fegato.V-sec.-a.-C.-Bronzo.-Museo-Gregoriano-Etrusco.-Roma-Palazzi-vaticani.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2213" title="Specchio etrusco Chalcas Museo Gregoriano Etrusco Roma Palazzi vaticani" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/Specchio-etrusco-con-laruspice-Chalcas-che-esamina-un-fegato.V-sec.-a.-C.-Bronzo.-Museo-Gregoriano-Etrusco.-Roma-Palazzi-vaticani.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">In un brano dell’opera “De Divinatione”, sempre di Cicerone, si può leggere: “L’avverarsi delle predizioni, dicono i fautori dei vaticini, si può paragonare all’effetto dei rimedi sulle malattie: l’effetto dei medicinali costituisce infatti un dato inoppugnabile dell’esperienza, anche se noi non riusciamo a comprendere come abbiano fatto i medici ad inventare o trovare i rimedi stessi&#8230;”. Nella stessa opera, in forma di dialogo, il fratello del grande oratore, Quinto, sostiene energicamente le parti degli indovini che definisce “esseri illuminati dagli dèi”, dichiarando: “I fatti sussistono, occorre quindi accontentarci di constatare che certi vaticini si avverano, senza indagarne le cause”. In un altro punto Cicerone parla dei prodigi che due anni prima, nel momento in cui Catilina tramava i fili della congiura, avevano eccitato la superstizione romana, attestando che la statua della Lupa del Campidoglio era stata colpita dal fulmine e che i due gemelli che allattava erano andati distrutti: “Chi allora, scorrendo i trattati e i monumenti degli esperti, non traeva dai fogli etruschi predizioni sinistre?” Del famoso oratore possediamo inoltre un discorso che illustra l’autorità esercitata sulla coscienza romana dalla vecchia civiltà etrusca. In un quartiere alle porte di Roma si udirono un giorno violenti e sordi rimbombi. Si fece appello agli Auguri che, consultati i loro libri, sentenziarono che era il segno che qualche luogo consacrato era stato profanato. Si trattava, dichiarò subito Publio Clodio, avversario accanito di Cicerone, del terreno sul quale questi stava ricostruendo la propria casa distrutta durante il suo esilio, sebbene fosse stato confiscato a favore della dea Libertà. Nient’affatto, replicò l’oratore, era la casa vicina, quella di Clodio, che gli dèi indicavano, perchè nonostante il santuario e gli altari che custodiva, Clodio ne aveva fatto un luogo di dissolutezza. Cicerone, sviluppando poi la sua controffensiva dimostrava che, a scrutare più a fondo i libri fulgurales, si scopriva che altri misfatti, dei quali Clodio era responsabile, erano stati commessi&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Di contro, gli avversari dei vaticini, e naturalmente Cicerone, smentendosi in continuazione si dichiara d’accordo con loro, attribuiscono l’avverarsi delle divinazioni stesse al semplice caso: trattandosi di medici poi, spiegano che il successo è dovuto unicamente alle conoscenze “scientifiche” (nel senso moderno della parola) degli indovini. Citando, tra l’altro, quando Talete di Mileto (624-546 a.C.), uno dei Sette Sapienti, onde far ricredere i propri critici che accusavano i filosofi di vivere con la testa tra le nuvole e di essere incapaci di concludere affari redditizi, acquistò, prima della fioritura, tutti gli ulivi del paese e ne ricavò poi, tra lo stupore di tutti, un raccolto formidabile, come egli aveva previsto </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>quadam scientia</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">. Anche un altro celebre indovino, Ferecide di Siro, maestro di Pitagora, vista disseccarsi l’acqua in un pozzo perenne, annunciò tempestivamente un prossimo terremoto. Cicerone, ovviamente, sentenzò che più che un sagace indovino, avrebbe dovuto essere considerato un ottimo medico o un uomo di scienza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/800px-Orvieto_Tempio_Etrusco_Del_Belvedere.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2214" title="Orvieto_Tempio_Etrusco_Del_Belvedere" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/800px-Orvieto_Tempio_Etrusco_Del_Belvedere.jpg" alt="" width="348" height="260" /></a><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Anche se era in costante aumento in Roma il numero di quanti osavano dubitare, in contrasto con la casta sacerdotale, della serietà dei vaticini ed attribuivano il loro eventuale avverarsi a varie cause, la pratica della </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>divinatio</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> ed in particolare dell’</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>haruspicium</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, perdurò validissima fino in epoca bizantina. Questo potrebbe far pensare, probabilmente, che gli antichi romani fossero esageratamente creduloni, ma se guardiamo ai giorni nostri quanta gente spende per lotto, lotterie </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>et similia </em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">ingenti somme in base alle varie cabale e al Libro dei sogni, sarebbe forse più giusto ritenere che nell’antica divinazione, non tutto fosse inveterata superstizione o pura ciarlataneria. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">É d’obbligo, quindi, dare credito alle infinite esperienze tratte per undici secoli dai sacerdoti etrusco-romani mediante le loro minute e analitiche osservazioni in ogni settore e mediante l’accurata registrazione di una interminabile e complessa casistica. Teniamo presente, ad esempio, le continue osservazioni astronomiche, le possibilità che i </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>fulgurales</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> ebbero di formarsi un quasi preciso concetto di gran parte delle leggi che regolano i fenomeni celesti, le conoscenze ornitologiche riportate dagli Auguri, le accurate indagini che portarono, attraverso secolari rilievi, gli Aruspici ad una conoscenza perfetta dell’anatomia animale. Quanto alle ricognizioni sanitarie dei sacerdoti stessi, è interessante notare che Teofrasto di Lesbo, filosofo e scienziato del IV sec.a.C., allievo di Platone e di Aristotele, nella “Istoria delle piante”, ricorda come fin dai tempi di Eschilo i Greci definissero l’Etruria “paese ricco di rimedi” e i loro discendenti “sapienti produttori di rimedi”.  E tornando ancora più indietro nel tempo, Esiodo nella sua “Teogonia”, scrive che i figli della Maga Circe, così esperta nel preparare filtri, siano diventati principi etruschi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Purtroppo, testi veri e propri di medicina etrusca non sono stati rinvenuti o perlomeno riconosciuti come tali. Possiamo ad ogni modo asserire che il settore medico, e ancor di più quello chirurgico, erano in primo piano in Etruria e di conseguenza nella Roma imperiale, se numerosi termini etruschi quali </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>femur</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>tibia</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>fistula</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>tussis</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">, ecc. hanno potuto passare nel linguaggio popolare e scientifico del mondo antico e venire usati tuttora, dopo migliaia di anni, in tutto il mondo civile. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/fegato.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-2215" title="fegato" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/fegato.gif" alt="" width="289" height="407" /></a><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Cicerone, è vero, aveva già effettuato, in campo medico, una netta distinzione tra quanti praticavano la </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>divinatio</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> e quanti seguivano i dettami della vera medicina: “&#8230;nel caso in cui si tratti della salute dell’uomo”, scriveva “ i medici non è che indovinino, ma è che si avvalgono del saper essi trarre preziosi indizi dallo stato delle vene, dal respiro del malato e da tante altre cose; così essi possono predire quanto avverrà al malato stesso, ma ciò unicamente per natura e per le loro diuturne osservazioni”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Tutto sommato, dobbiamo però concludere che gli antichi sacerdoti etruschi e poi quelli romani, anche nel campo medico, conglobando nozioni su nozioni, tra le quali anche l’odontoiatria e la protesi dentaria**, e forse rettificando gradualmente qualche loro prassi più tradizionale e retrograda, riuscirono ad inserire nei propri vaticini attendibili prognosi circa la salute pubblica e dei singoli, nonchè a crearsi indiscutibili benemerenze per avere contemporaneamente e costantemente ordinato rigorose e preziose norme igieniche a vantaggio di tutti. In tal modo, la </span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>scientia</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> vera, nata dalla superstizione, ebbe su questa il sopravvento, sia pure con quella lentezza di evoluzione che quei tempi lontani comportavano.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Note</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">*Durante il regno dell’imperatore Claudio (I sec.d.C.), su incoraggiamento del Senato romano, fu istituito un collegio di 60 elementi, l’</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em>Ordo Sexaginta Haruspicum</em></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> (inizialmente forse con sede a Tarquinia), retto annualmente da un capo che ebbe l’incarico di custodirne le regole, assicurandone la sopravvivenza fino all’epoca bizantina e competendo efficacemente con il cristianesimo nei primi secoli della sua diffusione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">**</span><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Scheletri trovati nelle tombe di Tarquinia mostrano delle mascelle con denti coronati e legati a ponte con leggeri adattamenti in oro, merito della estrema abilità dei medici-orefici. Una preziosa testimonianza di antichissima e tecnicamente perfetta protesi per paradontosi, ci viene dal cranio del VI sec.a.C. ritrovato nella necropoli di Poggio Gaiella a Chiusi, adesso nel museo archeologico di Firenze.</span></p>
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		<title>E quindi uscimmo a riveder le stelle</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2013 15:46:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[archeoastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[archeoastronomia e divina commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Dante Alighieri]]></category>
		<category><![CDATA[dante e le stelle]]></category>
		<category><![CDATA[e quindi uscimmo a riveder]]></category>
		<category><![CDATA[il cielo nella divina commedia]]></category>
		<category><![CDATA[le stelle nella divina commedia]]></category>

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		<description><![CDATA[La riedizione per le librerie di un documentario uscito qualche anno fa, Il Divin Segreto, è stata un'occasione per pubblicare in allegato un saggio dello stesso autore, Michele Rossi.
Il libretto (di pagine 50) consiste in una ricerca dedicata all'archeoastronomia della Divina Commedia, quindi una confutazione di tutti i rifermenti a stelle, costellazioni e corpi celesti presenti nelle composizioni del Sommo Poeta, che determinano uno spaziotempo incredibilmente coerente, ricco di suggestioni ed esoterismi.
Un modo diverso e in parte inedito di interpretare la Commedia e la sua cosmologia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/cop_PAG_equindiuscimmo.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-2185" title="e-quindi-uscimmo-a-riveder" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/cop_PAG_equindiuscimmo.gif" alt="" width="387" height="442" /></a></p>
<p><strong>Archeoastronomia della Divina Commedia</strong><br />
<em>e nuove prospettive sull&#8217;universo dantesco</em></p>
<p style="text-align: justify;">La riedizione per le librerie di un documentario uscito tempo fa, <em>Il Divin Segreto</em>, è stata un&#8217;occasione per pubblicare in allegato un saggio dello stesso autore, Michele Rossi.<br />
Il libretto (di pagine 50) consiste in una ricerca dedicata all&#8217;archeoastronomia della Divina Commedia, quindi una confutazione di tutti i rifermenti a stelle, costellazioni e corpi celesti presenti nelle composizioni del Sommo Poeta, che determinano uno spaziotempo incredibilmente coerente, ricco di suggestioni ed esoterismi.<br />
Un modo diverso e in parte inedito di interpretare la Commedia e la sua cosmologia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chi avesse acquistato in passato il dvd Il Divin Segreto, può ricevere il libro ad una cifra scontata: €4,90 + spese (€3,00 in caso di pagamento anticipato, €6,00 in caso di raccomandata contrassegno).<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Saggio di Michele Rossi, 50 pg.</strong><br />
Le stelle sembrano essere una costante, una guida, in tutta la Commedia di Dante Alighieri. Ma è possibile che quelle fiammelle nel cielo, osservate ogni volta alla fine delle tre cantiche, rappresentino qualcosa di più di semplici riferimenti per orientarsi? E come si collega tutto questo ad altri aspetti astrologici e simbolici allusi in varie circostanze dal Poeta?<br />
L’autore percorre un cammino avvincente tra i versi della Divina Commedia, cercando corrispondenze tra letteratura antica e scienza, e testimoniando come non tutto, al tempo di Dante, fosse così oscuro ma invece ben visibile a chi avesse saputo ‘guardare con occhi diversi’.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Divin Segreto</strong> Documentario video, 58 min.<br />
Dante è lo scrittore italiano più conosciuto ed amato, e proprio a lui si devono alcune delle maggiori opere letterarie della nostra storia. In molti sono convinti di conoscere il Sommo Poeta, ma ignorano i grandi segreti che avvolgono la sua vita e le sue opere. Dante, uomo coltissimo e illuminato, avrebbe nascosto all’interno della sua maggiore opera, la Divina Commedia, una serie d’idee che, se dichiarate apertamente, gli avrebbero scatenato contro la Santa Inquisizione.<br />
<em>con interviste a E. Baccarini, G. Spini, W. Facchinetti Kerdudo</em></p>
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		<title>Jacq la cospirazione del male</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 09:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cospirazione del male]]></category>
		<category><![CDATA[cristian jacques]]></category>
		<category><![CDATA[i misteri di osiride]]></category>
		<category><![CDATA[libri sull'egitto]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi sull'egitto]]></category>

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		<description><![CDATA[La Cospirazione del male di Christian Jacques]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/IMG_1463.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2149" title="IMG_1463" src="http://www.e-archeos.com/wp-content/uploads/2013/01/IMG_1463-719x1024.jpg" alt="" width="313" height="446" /></a></p>
<p><strong>LA COSPIRAZIONE DEL MALE</strong><br />
I misteri di Osiride II<br />
Christian Jacques</p>
<p>in abbinamento al<br />
Corriere della Sera, 2004</p>
<p>Buone condizioni.</p>
<p>€ 10,00</p>
<p>per acquisto e informazioni contattare:<br />
<a href="mailto:%20info@mediaframe.it">info@mediaframe.it</a><br />
320 0844343</p>
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